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Benvenuti nel sito Web di COLARIETI ELISA madre esemplare ed adorata da tutti, nata il 18 giugno del 1925 a Terni da Giuseppe Colarieti e Colasanti Pasqua, sposa di Arganese Stefano Alberto e madre di due figli: Arganese Roberto e Arganese AnnaMaria Mia madre in questa vita terrena non ha conosciuto molti divertimenti... ha vissuto solo ed esclusivamente per la famiglia.... soprattutto per i figli, donna fumatrice ha smesso di fumare appena è venuta a conoscenza di essere in attesa di un figlio. Da quel momento hanno avuto inizio i sacrifici per tirare avanti e far crescere nel migliore dei modi il suo "mondo": Anna e Roberto. Infermiera professionale, ha rinunciato alla propria professione per compiacere mio padre, pur continuando a lavorare presso la propria dimora come maglierista, allo scopo di garantire un migliore tenore di vita alla propria famiglia, spesso la sera lavorava la lana, con lodevole maestria, realizzando manufatti di ottima qualità, dai vestiti in lana alle maglie senza escludere pantaloni e quant'altro potesse essere realizzato con l'impiego di un filato di lana, ovviamente senza mai perdere di vista i propri figli e senza privarli della sua indispensabile presenza affettiva ed educativa. I periodi di vacanza venivano trascorsi da noi tutti al paese di origine di mio padre: Cisternino provincia di Brindisi ;oppure in alternativa a Rieti, luogo ove dimoravano un congruo numero di parenti di mia madre. Furono soltanto questi i posti visitati da mia madre per lunghi anni, dovette attendere che io sua figlia divenissi capace di condurre un'automobile per visitare finalmente qualche luogo nuovo, poté conoscere Roma ed altri luoghi nei dintorni, apprezzava molto le terme di Fiuggi e finalmente riuscì a trascorrervi qualche periodo di vacanza. Spesso si visitarono Santuari e Chiese...a lei piaceva molto questa attività, e dopo che ne ebbe visitati diversi mi confidò di trovare che, tra i più belli vi fossero il Santuario della Madonna di Fatima a San Vittorino e la Madonna del Divino Amore in Roma, non di meno quello della Madonna del Pozzo al centro di Roma, che rappresenta il santuario preferito da me sua figlia mentre il suo preferito era il Santuario di Santa Rita da Cascia. L'otto febbraio del 1996 un violento malore fece si che venisse condotta, da un ambulanza, presso il pronto soccorso del Policlinico Umberto I di Roma, ove inizialmente gli venne diagnosticata un' ischemia celebrale; malgrado ciò, dopo qualche giorno passato in osservazione fu dimessa, perché a dire dei sanitari competenti trattavasi di una simulazione ( la paziente fingeva di stare male per attirare su di se l'attenzione dei familiari) benché una "TAC" confermasse la presenza di un'ischemia. Nei giorni successivi alla dimissione le condizioni di salute di mia madre peggiorarono oltremodo, al punto da richiedere un nuovo ricovero questa volta presso l'ospedale San Giovanni; dove gli fu diagnosticato un " ictus". Nei giorni successivi al ricovero vi furono ripetuti eventi riconducibili ad "ictus" sempre di maggiore intensità, i quali fecero precipitare le funzioni vitali di mia madre e con esse la speranza di sopravvivenza, i medici mi dissero di abbandonare ogni speranza che mia madre potesse di nuovo condurre un esistenza normale ed addirittura forse non avrebbe neppure avuto mai più una condizione di vita dignitosa, la morte avrebbe costituito una buona alternativa all'esistenza condotta in uno stato vegetativo. Non avrei mai potuto immaginare prima di quel giorno come la mia "bella" vita, condotta fra feste, ristoranti, teatro e divertimenti di varia natura sarebbe cambiata inesorabilmente, io che non avevo mai conosciuto il sacrificio, le malattie gli ospedali, io che ogni sera uscivo per soddisfare la mia sete di divertimento e non mi curavo di stare accanto a mia madre, ora mi sentivo morire nel vederla in tali condizioni, fui schiacciata da un intenso rimorso, lei non poteva più parlare, immobilizzata in un letto priva del controllo della parte destra del suo corpo, senza parte dei suoi ricordi e forse prossima alla morte. Per avere la possibilità di stare vicino a lei oltre i periodi di visita, mi feci credere una volontaria, per garantire l'autenticità della mia condizione lavoravo incessantemente presso il reparto prestando assistenza a tutte colore che ne fecero richiesta, durante la notte potei valutare l'operato del personale infermieristico, che indaffarato a dormire o altro non effettuava interventi presso i pazienti ricoverati, a me non rimaneva altro da fare che esaudire le richieste velocemente per ricavarmi del tempo da trascorrere accanto a mia madre. In quel periodo potei riscoprire il sollievo che si prova avvicinandosi a Gesù. Mi recai presso " La scala Santa", portando con me la biancheria intima di mia madre, con la quale ho pulito tutti i gradini, pregai tutti gli istanti di ogni giorno affinché mia madre potesse essere risanata. Con la sua cartella clinica andai a chiedere consiglio al primario neurologo dell' ospedale " San Camillo" il quale mi congedò dopo 5 minuti , pur avendo pagato ben 400.000 lire, e per sentirmi dire che la morte sarebbe stata la soluzione migliore ad un vita da "vegetale". La mia vita da un giorno all'altro era cambiata... vivevo solo per lei e mi ero ripromessa che se fosse guarita non l'avrei più lasciata sola neanche per un' istante... ogni mattina mi recavo al lavoro e appena libera da questo impegno correvo da lei in ospedale, dove restavo sino alla mattina successiva. Soltanto mia zia Matilde di Bologna venne a Roma per aiutarmi, lei . mi preparava qualcosa da mangiare... a volte qualche mia amica mi portava un panino, si rendevano conto che le forze mi stavano abbandonando. Un triste giorno ricordo che mia madre si aggravò improvvisamente, fui allontanata dalla sua camera in ospedale, mentre mi trovai in quel corridoio salì in me la convinzione che non l'avrei più vista in vita, telefonai a mio padre e gli chiesi di accendere immediatamente una candela e di pregare.... andai nella chiesa di fronte all'ospedale e pregai come non avevo fatto mai....ricordo che mi aggrappai a un' inferriata chiesi aiuto al Gesù crocifisso... ad un certo punto mi sentii una carezza sulla testa i capelli furono sfiorati da un flebile soffio mi voltai, non vidi nessuno. Entrai in lacrime in quel posto e vi uscii più serena, convinta che tutto questo fosse un segnale di Gesù... ritornai da mia madre lei stava meglio le crisi erano cessate. Il momento più brutto era passato ma le crisi (mi spiegavano i medici ) potevano tornare da un momento all'altro quindi il pericolo non era cessato. Alcuni mesi dopo, mia madre fu dimessa per essere avviata ad un nuovo ricovero presso una struttura specializzata in riabilitazione della capitale, il Santa Lucia. I colloqui con medici non avevano un tono molto diverso rispetto a quelli che ebbi all'ospedale S. Giovanni, non poterono ipotizzare alcun recupero, la prognosi continuava ad essere tristemente sfavorevole, anche se giornalmente mia madre veniva sottoposta a sedute di fisioterapia riabilitativa e logopedia. La parte destra del suo corpo continuava ad essere inerte, le parole proferite dalla sua bocca non avevano suoni conosciuti, la guarigione appariva impossibile, a causa del grave danno cerebrale riportato, come evidenziato dagli esami TAC dai quali appariva una grande zona del cervello (circa metà) interessata da fenomeno di necrosi . Io continuai a starle vicina, ogni giorno, finché mi fu permesso stetti al suo capezzale e quando allontanata usavo rifugiarmi nella mia auto parcheggiata all'interno dell'ospedale finché non arrivasse l'ora per tornare di nuovo da lei... Trascorse altro tempo ma alla fine le mie preghiere vennero esaudite, riprese a parlare in modo compiuto, si lamentava del suo stato... non vedeva più come una volta le immagini le apparivano frammentate, io cercai di aiutarla a recuperare esortandola a scrivere con la mano sinistra ciò che giornalmente le dettavo. Avevo fatto amicizia con la sua fisioterapista e mia madre ogni tanto mi faceva comprare per lei qualche regalo per ringraziarla della sua particolare gentilezza... Mia madre continuava ad occupare un posto in un reparto ove nessuno, a causa della propria malattia, poteva camminare tutti facevano uso di una sedia a rotelle... proprio in quel reparto ebbi l'opportunità di conoscere un infermiere che solitamente praticava tecniche di massaggio denominate " Reiki" egli mi insegnò come imporre le mani ed i tempi, mi fornì anche del materiale didattico, cassette, libri che avevo fotocopiato e studiato per poter praticare tali tecniche giornalmente con mia madre. Di domenica ci recavamo insieme presso la chiesa dell'ospedale, per partecipare alle funzioni religiose, dopo potevamo mangiare nel ristorante dell'ospedale, trascorrevo più tempo possibile con lei, cercando di simulare una sorta di normalità in quella triste situazione il tutto al fine di infondergli coraggio, di convincerla ulteriormente di essere molto amata, arrivai ad inventare sviluppi fantastici della mia vita, gli raccontai di avere un fidanzato; un avvocato impaziente di conoscerla... avrebbe dovuto fare progressi molto in fretta, doveva guarire perché avrei avuto di li a breve molto bisogno del suo aiuto per accudire i suoi i nipotini che presto sarebbero arrivati....tutto questo ogni volta la riempiva di immensa gioia.... Un giorno potei assistere ai primi passi fatti con l'aiuto di un bastone, la fisioterapista mi aveva detto di attendere fuori dalla palestra per mostrarmi una cosa sorprendente, alcuni giorni dopo potei vedere mia madre salire addirittura dei gradini, fui particolarmente felice per tutto ciò, corsi a ringraziare il neurologo che curava mia madre, il quale con grande modestia disse di non meritare tali ringraziamenti, i progressi furono compiuti soltanto grazie ad un miracolo.... Nei giorni seguenti i miglioramenti si susseguirono, la mia mamma arrivò ad alzarsi da sola dal letto per recarsi in bagno, suscitando l'invidia della persona ricoverata nella sua stanza che dopo aver assistito a questa straordinaria prestazione tentò di imitarla, purtroppo con deludente risultato. Era rimasta in terra e dovette essere soccorsa dal personale infermieristico ( mia madre resosi conto dell'accaduto aveva provveduto a chiamare soccorso). Dopo qualche giorno aveva iniziato a camminare nel corridoio del reparto appoggiandosi al passa-mano, tutte le signore ricoverate la guardavano con ammirazione... un l'infermiere del reparto mi raccontò quanto fosse aumentata la mole di lavoro a seguito delle prestazioni di mia madre, le signore ricoverate nel reparto tentavano di alzarsi dal letto per camminare a loro volta ma senza riuscirvi... Fu dimessa il 18 giugno giorno del suo compleanno... avevo organizzato insieme al reparto un rinfresco in suo onore, anche a casa avevo preparato una cosa analoga, con tanti palloncini grazie all'aiuto di tutte le mie amiche. A poco a poco mia madre tornò a condurre una vita quasi normale, si muoveva con l'aiuto di un solo bastone, ma poteva andare al mercato o in giro per negozi, qualche volta si andava a mangiare al ristorante o in pizzeria e molto spesso era necessario sottoporsi a controlli clinici presso vari ospedali al fine di monitorare l'andamento delle condizioni dei vari organi interessati dalla malattia. Io ho continuato a starle vicino pur essendomi sposata nel 2004, non ho mai smesso di assisterla con la mia amorevole presenza ... tutte le mattine prima di recarmi in ufficio andavo a casa sua per svegliarla e per assicurarmi che prendesse le sue medicine e controllavo la pressione sanguigna ... non ho mai trascurato il mio dovere di figlia ed a dire il vero non mi sentivo neanche sacrificata come lei spesso soleva dirmi; tutto questo venne da me fatto con tanto amore e non ha mai costituito un peso.... se potessi tornare indietro farei di nuovo tutto quello che ho fatto ed anche di più... A maggio di quest' anno sono iniziati problemi di salute più gravi, le gambe di mia madre si erano notevolmente indurite, nel corso di una visita di controllo nefrologica che si ripeteva circa ogni 6 mesi presso il Policlinico Umberto I, il professor Stirati attribuì lo stato delle sue gambe ad uno scompenso cardiaco, consigliandoci di rivolgersi ad uno specialista cardiologo. Purtroppo la triste diagnosi fu confermata dalla mia cara amica Dott.ssa Costanza Goffredo (cardiologa) ed in giugno vi fu il primo ricovero presso l'ospedale Campus biomedico di Roma via Emilio Longoni per scompenso cardiaco destro. Una settimana fu sufficiente ad imbastire una terapia di controllo della malattia, che risultò inefficace dopo soltanto un mese, l'affanno tornò ad inasprire le condizioni di mia madre, fu ricoverata di nuovo presso il Campus biomedico , successivamente al Vannini, dopo al San Filippo Neri, i periodi di apparente benessere divenivano sempre più brevi... Agli inizi di dicembre fu necessario un altro ed ultimo ricovero al Vannini, ove le terapie si sono rilevate ormai non più efficaci, il suo sangue ristagnava nei tessuti si muoveva troppo lentamente, il suo cuore stanco non riusciva più a garantire il recupero del sangue dalla periferia del suo corpo per essere depurato attraverso i reni ed ossigenato dall'azione dei polmoni. E' deceduta alle ore 4.30 del 22 dicembre; spesso aveva avuto la sensazione di non avere più tempo da trascorrere sulla terra, aveva posto come termine alla sua esistenza il Natale; io non le avevo mai creduto, non volevo crederci... ancora per una volta mi ero fatta autorizzare per accedere anticipatamente in reparto, per stare più tempo con lei... il tempo trascorreva velocemente, potevo entrare ogni mattina alle ore 11.00, uscire alle 13,00, rientrare di nuovo alle 16,00 per uscire definitivamente alle 19,30... mi piangeva il cuore lasciarla sola in quel letto d'ospedale ma avevo anche il dovere di prendermi cura della mia piccola Alessia, non aveva ancora compiuto gli otto mesi....il mio cuore era spezzato in due tra mia madre ed Alessia, quando stavo con Alessia mi sentivo in colpa verso mia madre per non essere con lei e viceversa... fortunatamente potevo lasciare Alessia in buone mani, sua nonna Anna mi era venuta in soccorso, lei se ne occupava amorevolmente aiutata dal suo compagno Renzo. Mia madre ultimamente mi chiedeva sempre di restare il più possibile, non avrebbe voluto mai mandarmi via... mi diceva: rimani! Resta ancora ... ma quando arrivava il momento di salutarla, altro non potevo fare che rammentare velocemente tutte le attività che avevo compiuto in questi periodi di visita, azioni utili a rendere meno gravosa la sua condizione di malata tra le quali: portargli la frutta e in particolar modo il kiwi, mettergli l'acqua di rose sul viso e la crema antirughe che ultimamente rifiutava, la pomata antiemorridi , la crema per le gambe essaven che mettevo anche sugli ematomi che ormai le prendevano gran parte delle braccia ... darle da mangiare (anche se non aveva più appetito tutto quello che mangiava la disgustava sentiva tutti i sapori in modo molto dolce e mi chiedeva sempre qualche cosa di amaro), mettergli la crema al naso(aveva le narici secche e a volte anche delle croste interne che rimuovevo) lavare la protesi dei denti farle fare degli sciacqui con colluttori per gengive (gli facevano male i denti non riusciva più a masticare bene) lavare le sue posate portarla al bagno cambiarla ecc. ecc. compiere tutto questo ogni giorno mi permetteva di andare via più tranquilla, anche se ogni distacco costituiva un momento particolarmente triste. Andavo tutti i giorni a parlare con la dottoressa Galie' la quale contrariamente a tutti gli altri medici era molto cordiale e positiva, mi dava la forza di credere positivo, era l'unica che mi dava qualche speranza.... ma alla fine pure lei si è dovuta ricredere.... due giorni prima della dimissione programmata mia madre mi aveva chiesto come al solito di essere accompagnata al bagno anche se era particolarmente stanca.... ho preso una sedia a rotelle perché non me la sentivo di accompagnarla camminando, vedevo che non stava molto bene ed il personale infermieristico non era di alcun aiuto. Tutte le ricoverate lamentavano l'atteggiamento del personale infermieristico, cui unico pensiero era interrompere immediatamente il ronzio dei cicalini di chiamata per tornare a compiere l'intervento richiesto forse e chissà in quale momento, io stessa a seguito di reiterate richieste in una occasione, sono riuscita ad ottenere la sostituzione di un ago difettoso inserito nel braccio di mia madre dopo addirittura un ora e quaranta minuti. Avrei voluto assistere mia madre tutte le notti per evitargli queste assurde situazioni, ma la mia piccola Alessia aveva bisogno di me... prende il latte materno e non vuole saperne di quello acquistato. Una notte si è fermato mio fratello; per una notte mia madre non si è sentita così sola.... La notte del 19 ricevetti due telefonate da mia madre, esausta dai dolori e dal fastidio che il catetere vescicale le provocava, il tutto unito alle continue richieste d'aiuto rivolte al personale di turno puntualmente non evase. Ebbi la fortuna di parlare telefonicamente con il reparto, mi fu assicurato che avrebbero quanto prima rimosso il catetere, per ridurre i fastidi di mia madre. Ma questo non fu sufficiente, alle 4 ricevetti un'altra telefonata di mia madre, aveva bisogno di sedersi sul letto per superare una crisi respiratoria, ma nessuno veniva ad aiutarla.. In qualche minuto fui pronta per correre da lei, mio marito ritenne più adeguato lasciarmi a casa con la piccola Alessia ed andare lui in suo aiuto... la mattina seguente mia madre mi ha raccontato di aver apprezzato molto il suo gesto (... appena l' ho visto mi è parso di vedere la luce...). Dopo 19 giorni passati nel reparto di medicina mia madre fu trasferita al reparto di cardiologia in terapia intensiva; le visite furono ridotte si poteva entrare una sola persona alla volta dalle 16,00 alle 16.30 per un massimo di due persone. Mi alternavo con mio fratello ed in quei pochi minuti che potevo avere a disposizione la pettinavo le lavavo il viso con l'acqua di Rose le mettevo una crema allo zinco nelle parti arrossate le mettevo la crema al naso lo aveva spesso secco per via dell'ossigeno, dovevo insistere affinché le cambiassero il pannolone. Il mio quarto d'ora trascorreva velocemente, mia madre continuava a ripetermi di non voler stare lì... voleva tornare a casa. Il 21dicembre mi era stato riferito che non stava urinando da tempo aveva già le braccia gonfie di liquidi quando fu trasferita in terapia intensiva, speravo che in quel reparto potessero risolvere qualcosa. Alle 21.00 il medico dell'ospedale mi telefonò per prospettarmi la possibilità di trasferire mia madre presso la nuova Itor dove avrebbero potuto effettuare immediatamente un trattamento di emodialisi al fine di ridurre la quantità di liquidi nel suo corpo per permettergli di guadagnare dell'altro tempo per sperimentare altre terapie. Mi sono precipitata in ospedale con mio marito ero felice per questa notizia, il medico mi aveva spiegato che trattavasi di un intervento molto rischioso ma utile per fornire un'altra chance alla mia povera mamma. Avrei potuto andare insieme a lei in ambulanza , abbracciarla e starle vicino... Purtroppo giunta in ospedale ebbi un'altra doccia fredda, il prospettato trasferimento non era più possibile, la macchina per l' emodialisi era priva di filtro e quindi inutilizzabile. Il primario dott. Ansalone mi spiegò di aver fatto richiesta a mezzo fax in altri ospedali, ma solo in quelli che avrebbero potuto eseguire l'intervento immediatamente, nel caso in cui non avessero ricevuto alcuna risposta si impegnava ad eseguire l'emodialisi presso l'ospedale Vannini soltanto con l'equipe di anestesisti, essendo l'ospedale dotato di apparecchiatura ma non di specialista nefrologo. Io trascorsi la sera e parte della notte nell'estenuante ricerca di una specialista nefrologo che potesse privatamente assistere la mattina seguente mia madre. Ho chiesto aiuto a tutti i miei conoscenti e a mio fratello Roberto, lui si era attivato tramite internet per reperire un nefrologo che la mattina successiva potesse venire da mamma e lo aveva trovato! Aveva trovato un numero di cellulare e gli aveva inviato vari messaggi spiegandogli la tragica siutazione... Per anni mia madre fu seguita dal Prof. Stirati primario di nefrologia all'ospedale Policlinico Umberto I lui sarebbe stato disponibile ad assistere mia madre quella mattina .... Alle 21.40 con la scusa di dover informare mia madre che non sarebbe stata più trasferita il medico mi aveva dato il permesso di entrare, potei trascorrere con lei qualche minuto... in quell'occasione oltre a farle le solite cose gli spiegai che era un bene fare l'emodialisi; lei mi chiedeva continuamente:" ma poi dopo fatta vengo subito a casa?" Gli risposi :" certo, se per caso la fai questa notte vieni a casa domani se la fai domani mattina vieni casa dopodomani". Per tutta risposta mi disse:" uffa ancora un altro giorno qui dentro! Qui mi fanno morire!!!". Verso le 23.00 il medico di guardia al reparto mi congedò dicendomi che mi avrebbe avvertito se qualche ospedale avesse comunicato la disponibilità di un posto per mia madre. Io ricevuta la notizia non potei far altro che chiedere di vedere di nuovo mia madre. Il medico mi assicurò che mi avrebbe fatto entrare qualche minuto, ed interessò della cosa l'infermiera responsabile, la quale assicurò che al termine delle attività di assistenza ai malati in quel momento in corso avrebbe esaudito il mio desiderio. Era ormai l'una di notte io attendevo ancora di poter vedere mia madre, il medico vistomi li in attesa sollecitò il mio ingresso all'infermiera di turno. Appena entrata in reparto ho potuto udire mia madre che lamentava il fatto di non essere stata cambiata, voleva che la portassi in bagno ma ovviamente lì era tutto vietato... la sola cosa che avrei potuto fare era insistere per il cambio del pannolone in mia presenza... gli avevo messo la crema dove era arrossata... mi chiedeva di metterla seduta ma quel letto aveva delle sbarre che non si abbassavano facilmente e l'infermiera vedendomi trafficare con quelle sbarre mi disse che non potevo assolutamente farla mettere seduta... lei era abituata a mettersi seduta... lo faceva sempre sia a casa che al reparto di medicina dove era ricoverata prima di venire trasferita lì, ma quella maledetta infermiera non glielo ha permesso... anzi mi stava cacciando via dicendomi che non potevo più stare lì... mia madre continuava a chiedermi di aiutarla... mi diceva:" Anna aiutami!!!" io le ho risposto:" Se non aiuto te, chi altro dovrei aiutare mamma!!!". Mi chiedeva di far entrare Pasquale che così poteva farla stare un attimo seduta ma l'infermiera non mi dava più tempo... non sapevo più cosa fare... già ero entrata per grazia ricevuta ed in più come potevo discutere con quell' infermiera? Ho salutato mia madre dicendole che ci saremmo viste la mattina e l' ho baciata... mentre stavo andando ho sentito l'infermiera chiedere a mia madre di salutarmi di nuovo, ma lei invece non ha voluto farlo e si è voltata dall'altra parte, io sono tornata indietro per ricevere un altro saluto, nonostante tre tentativi fatti dell'infermiera non sono riuscita ad avere da lei un nuovo saluto e l' ho salutata a voce dicendole:" Ci vediamo domani in mattinata" : era l'una di notte... Alle 3.00 il dottore mi contattava telefonicamente riferendomi che l'ospedale di Anzio aveva un posto letto, ma il trasferimento in quelle condizioni critiche era oltremodo pericoloso... quindi optavo per farla rimanere lì, contando sull' emodialisi certa che le avrebbero fatto in quell' ospedale ... Alle 4.35 il dottore mi chiamava di nuovo, dicendomi che mia madre si era aggravata ulteriormente e di andare subito in ospedale. Sono andata con mio marito e mio padre, ho avvisando mio fratello e Costanza la mia amica dottoressa . Quando sono arrivata la triste e dolorosa notizia: Mia madre non c'era più si era addormentata con un lieve sorriso sulle sue dolci labbra... era ancora calda... era andata via e con lei una parte di me... lei lo sapeva, sapeva tutto,conosceva il forte dolore che avrei provato ma il destino crudele è così... lei stava lottando con tutte le sue forze per rimanere con me e con la sua pulcinella, la sua dolce nipotina Alessia unico punto di forza e di allegria in questa vita terrena, purtroppo non è riuscita a superare questo momento... un blocco renale ha messo fine alla sua vita terrena... il cuore ha cessato di battere...non ha potuto giocare l'ultima "chance" che il professore Ansalone le aveva messo a disposizione... ricorderò sempre il suo dolce sorriso con cui si è addormentata nella speranza di ricongiungersi alla sua dolce mamma... che lei aveva tanto amato. Ho un forte senso di colpa per averla fatta morire in ospedale da sola... al reparto di terapia intensiva con un solo lenzuolo sopra di lei e null'altro... ho aspettato ore intere fuori dalla sua stanza nella speranza che mi concedessero del tempo.... volevo portarla a casa; avevo anche parlato con una dottoressa, mi aveva consigliato di aspettare ancora un po' e di non bruciarmi altre possibilità che a casa non avrebbe potuto avere... Non mi consola nulla, sento da morire la sua mancanza... ho fatto delle ricerche e le parole più consolatrici che abbia potuto trovare sono quelle di Sant'Agostino: Se i morti potessero parlare... Sant'Agostino mette sulle labbra dei nostri morti queste parole:
Henry Scott Holland
Il 19 gennaio sono iniziate le messe gregoriane per te cara
mamma... ho incaricato un frate di Rieti che si trova al Santuario al Monte il
santuario è quello che si vede affacciandosi dalla finestra di casa nostra...
sono terminate il 19 febbraio mi auguro con tutto il cuore che ti hanno aiutato
a trovare la serenità e la pace che tu meriti.... Spero tanto che hai raggiunto
il Paradiso, mi auguro che stai con la tua adorata mamma e con tutti i tuoi
fratelli... vorrei tanto averti vicina almeno spiritualmente cerca di starmi
vicina a me ed alla piccola Alessia e di consigliarmi come facevi nella
vita terrena.... fammi sentire la tua presenza... ti voglio un mondo di bene.
Tua figlia Anna
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